Ecco come e perché potevi finire sul rogo durante la “caccia alle streghe” – parte I

Dal rogo alle condanne fino a un anno di reclusione per le ultime tre streghe accusate nella storia

Quando l’inquisizione sulle presunte streghe sembrava essere solo ancorata a barbarici metodi medievali, nel 1735 il Parlamento del Regno di Gran Bretagna approvò una nuova legge che prevedeva la reclusione per chi affermava di avere poteri “magici”, perché considerata eresia e un crimine. Questa legge chiamata Witchcraft Act (“atto per il mestiere di stregoneria”), abolì la cosiddetta “caccia alle streghe” e le relative esecuzioni in Gran Bretagna. La pena massima prevista, quindi, non era la morte, ma la reclusione fino a un anno. Le ultime due donne, medium scozzesi, condannate con l’accusa di stregoneria della storia sono state, Victoria Helen McCrae Duncan (1897 – 1956), meglio nota come Helen Duncan nel gennaio del 1944 e Jane Rebecca Yorke (1872 – 1953), arrestata nel luglio dello stesso anno e condannata a ottobre. Il Witchcraft Act continuò a essere applicato fino al 1950, anche se le ultime condanne registrate sono quelle delle due medium scozzesi. A differenza dei nove mesi di reclusione della Duncan, la medium Jane Rebecca York ebbe una multa di cinque sterline (all’epoca valevano molto) e tenuta sotto controllo per tre anni con la promessa di non occuparsi più di medianità e altre pratiche spiritiche; condanna lieve per via dei suoi settantadue anni.

L’ultima strega bruciata viva

Prima però che il Witchcraft Act punisse le presunte streghe con la reclusione, le condanne erano tutt’altro che lievi e spesso culminavano con la morte. L’ultima donna a essere messa al rogo nel 1727 fu la scozzese Janet Horne (1643 – 1727), arrestata a Dornoch, che a quel tempo era il capoluogo della contea storica del Sutherland, all’età di ottantaquattro anni, con evidenti segni di demenza senile. Assieme a lei fu arrestata anche la figlia Helen che aveva delle malformazioni alle mani e ai piedi. Quando Janet era giovane, lavorava come domestica ed era stata anche in Italia. Questo viaggio nel nostro paese fu un’aggravante, perché nel 1560, in Scozia, la maggior parte della nobiltà sostenne la ribellione contro il cattolicesimo e fu istituito un governo provvisorio, il Parlamento Scozzese, che rinunciò all’autorità del Papa e dichiarò illegale coloro che lo seguivano. La Scozia divenne così ufficialmente un paese protestante. Alla Horne fu chiesto di recitare il Padre Nostro in gaelico, ma per via dell’età e della demenza senile, non aveva una grande fluidità nel parlare e al primo errore proprio sulla frase “così in Cielo”, fu accusata di avere impedimenti a pronunciare termini sacri per colpa del demonio. La figlia fu condannata perché, secondo l’accusa, era stata vista trasformarsi in un cavallo, dove il diavolo tentò di applicare dei ferri roventi agli arti per poi cavalcarla; quelle deformazioni agli arti erano, quindi, una testimonianza che fosse vero. Le donne furono tenute in custodia in una vecchia sala capitolare della cattedrale di Dornoch, ma Helen, la figlia della presunta strega, riuscì a fuggire con l’aiuto del fratello. Janet Horne fu denudata e imbrattata di catrame per essere mostrata al popolo fino a quando un barile in fiamme non fu spinto verso di lei, dove morì in agonia fra le fiamme.

Tra il XVI e il XVIII secolo, si diffuse in gran parte dell’Europa e del Nord America la paura di essere condannati per eresia, perché la gente vedeva streghe ovunque. Bastava una qualsiasi ragione apparentemente inspiegabile per attribuirla alla stregoneria. Mentre il panico si diffondeva, gli autoproclamati “esperti” pubblicarono alcune guide su come identificare le streghe; dal Ad abolendam chiamato anche Bolla di Ruscigli, del 1184. al Ad Extirpanda (dal latino “per estirpare”) del 1252, dal Formicarius del 1475 al noto Malleus Maleficarum (il Martello delle Malefiche/Streghe) del 1487, fino al De lamiis et phitonicis mulieribus (Delle streghe e delle indovine) del 1489.

Quel tempo fatto di anni bui e turbolenti, di persecuzioni e condanne a morte fu soprannominato “Periodo Ardente”. Nessuno sa con esattezza quante furono le persone accusate di stregoneria in quel periodo. Esiste solo una stima approssimativa di circa 60.000 persone giustiziate per stregoneria nella sola Europa. Così anche nel nord dell’America, dove i puritani temevano che ci fossero molti adoratori del diavolo, furono condotti processi farseschi, spesso coinvolgendo molti falsi testimoni a sfavore di decine di sospettate. I più noti fra tutti furono i processi di Salem, dove furono coinvolte più di una dozzina d’innocenti giustiziati dopo essere stati incolpati delle convulsioni di alcuni bambini.

Le principali accuse di stregoneria

Innanzitutto, la prima “colpa” era essere donna, perché la Chiesa di allora era maschilista, non c’erano ancora monache e suore, nonostante ci sia memoria di una donna vissuta nel 300 d.C., di nome Paola da Roma, poi proclamata Santa. Il sessismo era alla base di molte accuse di magia nera e, almeno tre persone su quattro, furono messe a morte con l’accusa di essere delle streghe. Questo non significa che gli uomini non furono presi di mira, ma le donne avevano una probabilità in più. Secondo la maggior parte dei resoconti, circa il 75% di tutte le persone giustiziate per stregoneria in Europa tra il 1580 e il 1630, erano donne. La società di allora, molto patriarcale e fatta da puritani, considerava Eva la vera colpevole del peccato originale, per aver persuaso Adamo a cogliere e mangiare il frutto proibito da Dio. L’emancipazione femminile era quindi messa al bando; le donne abbastanza indipendenti erano viste con sospetto e costituivano comodi capri espiatori quando le cose andavano male, come quando un raccolto falliva o il bestiame moriva.

Identikit di una Strega

Verso la metà del XVII secolo, era emersa un’idea popolare di come fosse una strega. Avete presente le maschere con verruche e nasi lunghi e storti ad Halloween? Bene, questa tradizione risale ai tempi delle persecuzioni. Secondo i folli inquisitori, una verruca visibile, un naso storto, una camminata zoppa o una schiena ricurva, erano le caratteristiche di una strega. Chiaramente, non bastava solo questo per condannarle a morte, perché prima c’era la farsa dell’inquisizione. La donna sospetta era prima ascoltata a porte chiuse ponendo domande a trabocchetto e poi processata e giudicata da una grande giuria. Molte donne furono impiccate con l’accusa di stregoneria più per l’aspetto che per le accuse infondate spesso ridicole e di poco conto.

Uno dei folli inquisitori fu il puritano inglese John Gaule (1603 – 1687), che nel 1640 era considerato un autorevole “esperto” nello scovare streghe ovunque. Leggete che cosa affermò in quell’anno.

“Ogni donna anziana che abbia una faccia rugosa, una fronte arricciata, un labbro pronunciato, peluria attorno alla bocca, un dente curvo, un occhio socchiuso, una voce cigolante o una lingua lunga (parlantina), non solo è sospetta, ma è certo che sia una strega”.

Ora, provate a immaginare quante donne, soprattutto anziane, potevano avere queste caratteristiche. La caccia alle streghe era solo il folle pretesto di un femminicidio ben architettato dalla Chiesa di quei tempi.

Streghe perché senza figli

Quando i bambini si ammalavano senza una ragione apparente, si credeva fosse colpa della donna senza figli che viveva nello stesso villaggio e che li avesse maledetti per gelosia o dispetto. Molte accuse di stregoneria erano proprio fatte quando si ammalavano dei bambini o quando morivano senza una spiegazione medica. Un esempio storico è stato il processo alle Streghe di Salem, dove nell’inverno fra il 1691 e il 1692, Elizabeth “Betty” Parris (di nove anni) e Abigail Williams (di undici), rispettivamente figlia e nipote di Samuel Parris, il pastore puritano di Salem, iniziarono a comportarsi in modo particolare. Parrebbe che le bambine fossero particolarmente taciturne e tendessero a nascondersi dietro mobili e a strisciare sul pavimento. Nessun medico interpellato riuscì a dare una vera spiegazione dei disturbi delle bambine, tranne uno, il dottor William Griggs, il quale affermò che una possibilità poteva esserci: la possessione diabolica! E questo solamente perché il dottore non era in grado di poter curare quello che secondo lui era più un “maleficio” o un “malocchio” piuttosto che un disturbo o una malattia; essendo un “maleficio” poteva rientrare fra i crimini perpetrati da una possibile strega o da un potenziale mago, e quindi rientrava nelle competenze delle autorità giudiziarie. Che dire, sennonché questo dottor Griggs se ne lavò le mani come Ponzio Pilato quando fu prefetto nella condanna a Gesù Cristo. E chi furono sospettate? Molte donne senza figli, con l’accusa che fossero gelose delle madri di quelle bambine e che avessero usato pratiche di magia nera solo per farle soffrire. E se pensate che questo modo di pensare sia scomparso nel mondo, vi sbagliate: in alcune parti del mondo, ancora oggi, le donne senza figli sono accusate di malefici e stregonerie nei confronti dei bambini con gravi disturbi fisici, psichiatrici o malati.

Un’accusa simile fu fatta ai danni di Eunice Cole (1590 – 1680) una donna inglese naturalizzata statunitense. Il cognome da nubile non è noto, ma si sa che viveva nel New Hampshire, uno Stato nel New England a nordest degli Stati Uniti e che era conosciuta con il soprannome di “Goody Cole”, per il suo carattere dolce e socievole. Eppure, Eunice Cole, fu accusata più volte di stregoneria fra il 1656 e il 1680. Le prime due volte fu rilasciata per insufficienza di prove (o meglio, di testimonianze), ma con “giusto motivo di veemente sospetto”. L’ultimo arresto fu nel 1680 per una banalità e alla bella età di novanta anni. In prigione la sua salute andò peggiorando fino al decesso. Fu sepolta frettolosamente in una tomba senza nome nei pressi di Hampton. Qualche documento sopravvissuto negli anni, pare indicare il luogo di sepoltura vicino all’attuale Museo Tuck. Alcune leggende locali raccontano che dopo la morte dell’anziana donna, le fu spinto in mezzo al petto, un paletto con l’impugnatura a ferro di cavallo “per esorcizzare l’influenza malevola che forse possedeva”.

Processo alla moglie di Giles Corey, accusata di stregoneria ai processi di Salem, 1692. (Illustrazione del XIX secolo – North Wind Picture Archives)

Il progressismo sessuale

Trasgredire era un modo sicuro per guadagnarsi il sospetto dei vicini ed essere accusata di essere una strega. Nel Malleus Malifcarum (il Martello delle Malefiche/Streghe) erano menzionate come sospette di essere delle streghe tutte le donne tentatrici, capaci di sviare i bravi uomini. Una donna che faceva sesso al di fuori del matrimonio era quasi certamente coinvolta in una sorta di magia nera.

Fu questo il caso di Alice Lake, madre di almeno cinque figli, presumibilmente tutti avuti dal suo unico noto marito, Henry Lake. L’unica figlia femmina, primogenita, che aveva una decina d’anni nel 1651, si ammalò e morì di una malattia non riportata agli atti. Alice, commise la sciocchezza di raccontare ad alcune persone, di aver visto lo spirito della figlia. Qualcuno avvertì le autorità e Alice fu arrestata e processata. Era una donna povera, come la maggior parte delle donne accusate di stregoneria.

Il marchio del diavolo

A quel tempo si credeva che la maggior parte delle streghe avesse un marchio sul proprio corpo e che era stato messo dal diavolo. Era chiamato in diversi modi: il simbolo delle streghe, il marchio del diavolo o la tettarella delle streghe; era visto come una sorta di sigillo del diavolo, dato alle streghe al momento dell’iniziazione. Questo segno poteva essere una cicatrice, un neo o una voglia. Se una donna accusata di essere una strega non aveva alcun segno, secondo voi era reputata innocente? Ovviamente no: significava che era particolarmente devota a Satana e quindi il diavolo aveva provveduto a celare i segni. Quindi, in un modo o nell’altro, simbolo o meno, se eri additata come strega, eri fritta, in tutti i sensi!

Spesso era chiesto all’imputata di ritrattare la sua storia confessando il falso, cioè di essere una strega pentita, così da evitare la morte. Questa confessione sarebbe stata riportata negli atti cosicché al successivo arresto, ci sarebbe stata già una precedente confessione come testimonianza che fosse una strega, quindi non occorrevano più nemmeno i falsi testimoni. Ad Alice Lake fu chiesto di “confessare” che Dio la stava punendo perché aveva avuto un incontro sessuale prima del matrimonio e, saputo di essere incinta, aveva tentato di abortire; ma lei si rifiutò e incalzò ancora di aver visto lo spirito della figlia morta. Forse, accettare la morte della figlia era più sopportabile del falso peccato di averla voluta uccidere prima che nascesse. Alice Lake fu impiccata nel 1651 a Dorchester, nel Massachusetts. Il marito abbandonò i figli che furono affidati ad alcune famiglie della città e si trasferì a Portsmouth.

Parlare con te stesso, bisbigliare e non vestirsi eleganti erano un chiaro segno del diavolo

Sicuramente sarà capitato anche a voi di parlare da soli qualche volta, ma nel XVII secolo poteva essere visto come una prova di possessione da parte del maligno o bisbigliare riti di magia nera per maledire altre persone. Questo fu il caso di Sarah Good (1653 – 1692), una delle donne accusate di praticare la magia nera durante i famigerati processi delle Streghe di Salem. Ricordate le ragazzine parenti del puritano reverendo Parris? Ebbene, lui cercò di esorcizzarle, chiedendo chi le stesse tormentando e le bambine fecero tre nomi: quello di Tituba, una serva caraibica dello stesso Parris, e quelli di Sarah Osborne e Sarah Good. Tre donne povere, ovviamente. Se la prima era una serva, la Osborne era anche anziana e inferma, e la Good, una mendicante ritenuta bizzarra perché parlava da sola, caduta in povertà per i debiti verso il primo marito. La Osborne era accusata perché troppo indipendente, Tituba perché senza prole e Sarah Good sfidava i valori puritani. Anche il suo secondo marito contribuì alle accuse, forse perché “disfarsi” della moglie, significava anche disfarsi del debito che si portava appresso. Come spesso accadeva in questi processi farseschi, le accuse erano campate in aria; non essere moralisti e credenti poteva essere un’aggravante. La cattiveria delle persone era tale che spesso si presentavano nuovi testimoni con accuse del tutto inventate, come quella di un uomo che accusò la Good di aver tentato di accoltellarlo e mostrò un pezzo della lama giustificando che si ruppe durante la colluttazione. Ogni smentita dell’imputata era inutile.

Sarah Good aveva una bimba di quattro anni ed era incinta durante la sua prigionia. La secondogenita, Mercy, nacque dietro le sbarre, ma “stranamente” morì qualche giorno dopo, poco prima che Sarah Good fosse impiccata assieme ad altri condannati dallo stesso processo. La donna mantenne la sua innocenza fino alla fine, ma le sue ultime parole rivolte al giudice Nicholas Noyes furono “Dio ti darà da bere sangue” e il caso volle che venticinque anni più tardi, questi morisse soffocato dal suo stesso sangue durante un’emorragia.

L’unica a non subire l’impiccagione fu Tituba, la serva del reverendo, perché ritrattò “confessando” di essere anche “serva del diavolo” e accusò a sua volta, gli altri imputati, come ad esempio la Osborne, affermando di averla vista assieme a una creatura metà donna e metà uccello. Tituba rimase in prigione perché il reverendo Parris si rifiutò di pagare le sue tasse e nell’aprile del 1693, fu venduta a una persona sconosciuta per il prezzo delle sue tasse di prigione. Alcune ricerche sui documenti ritrovati, seppur molti sarebbero andati bruciati, Tituba era stata istruita dallo stesso Parris su cosa dire per incolpare gli imputati e, forse per questo, le descrizioni dei demoni che diceva di aver visto accompagnati agli imputati, avevano le caratteristiche descritte nei libri di demonologia di quel periodo.

Le “streghe” erano esperte di erboristeria.

Per centinaia di anni,. Soprattutto, le levatrici rischiavano di essere viste come streghe. Se il bambino nasceva malforme, era colpa della strega, se moriva da lì a poco il nascituro o la madre, oppure entrambi, era sempre colpa della strega e persino se il bambino nasceva sano e la madre era in salute, era ancora colpa della strega, perché accusata di aver agito grazie alla magia o con l’aiuto del diavolo. Molte levatrici usavano erbe e altri rimedi naturali, come ad esempio la Claviceps purpurea, conosciuta meglio come Fungo Ergot, che usavano contro le emorragie dopo il parto e quindi salvando la madre, ma mettendosi a rischio di essere accusate di essere streghe.

(continua…)