La Casa della Saggezza

La Casa della Saggezza

La Casa della Saggezza era una delle più grandi biblioteche del mondo antico, prima che venisse rovesciata da un’orda mongola invasore

Bayt al-Ḥikma, la prima e tra le più importanti istituzioni culturali del mondo arabo-islamico, fulcro dell’epoca d’oro islamica. Fu costruita a Baghdad nel 762 e inizialmente si trovava a Baghdad come biblioteca privata del Califfo abbaside Hārūn al-Rashīd, ma fu successivamente ampliata a partire dall’832 da suo figlio e successore al-Maʾmūn che la affidò alle cure di Sahl b. Hārūn e di Salm, diventando un vero patrimonio librario che riuscì a raggiungere, al momento della sua massima acme, la cifra sbalorditiva di quasi mezzo milione di volumi.

Quel periodo era noto come l’età d’oro islamica, un periodo in cui l’impero islamico stava fiorendo e le risorse venivano riversate nella conoscenza e nelle ricerche-studio. Inoltre, nel secolo precedente, gli studiosi islamici avevano iniziato ad adottare la tecnologia della fabbricazione della carta recentemente scoperta dalla Cina, che aveva rivoluzionato il mondo accademico e la capacità di immagazzinare conoscenza. La carta era molto meno costosa e più rapida da realizzare rispetto alla pergamena di pelle di animale che era stata precedentemente utilizzata, permettendo alla biblioteca di essere istituita come magazzino per copie di molti dei testi antichi che venivano tradotti dal greco, latino e persiano.

Ciò che rende interessante questa storia è che quando si pensa alle orde mongole, si pensa ai barbari, ma come vuole la storia, questi mongoli erano guidati da un uomo amico dei cristiani, che alla fine morì buddista. E mentre stavano attaccando la biblioteca islamica, molti dei tomi che ospitava erano in realtà di origine greca, latina o persiana.

Nell’813 d.C., sotto la guida del califfo al-Ma’mun, la biblioteca era fiorente. Il califfo era un grande mecenate della conoscenza. Era affascinato dall’antico Egitto e incoraggiò lo studio dell’Egittologia, prendendo anche parte agli scavi archeologici delle piramidi di Giza. Ha anche commissionato il primo osservatorio astronomico costruito nel mondo islamico e ha inviato degli accademici in paesi stranieri sia per acquisire che per condividere conoscenze. La biblioteca attirò i migliori studiosi persiani e arabi e si estese fino a diventare un luogo di condivisione delle conoscenze per gli studenti. Col tempo divenne un precursore dell’educazione istituzionalizzata.

Purtroppo però come spesso accade, le cose belle e buone non durano a lungo e quindi venne sospesa. Nell’847 d.C., un nuovo califfo arrivò in città. Al-Mutawakkil, che non era interessato all’Egitto. Pensava piuttosto che i greci fossero contro gli islamici. Al-Mutawakkil era vecchio stampo, molto tradizionalista, quindi, a prescindere dalla fede, era quel genere di persona che non ha bisogno di una biblioteca, perché il suo sapere era solo nel Corano e nel Ḥadīth, un racconto-aneddoto sulla vita del profeta Maometto.

Il nipote di Genghis Khan distrugge la saggezza

Ciò nonostante, il colpaccio non venne dai fondamentalisti islamici, bensì dai mongoli, guidati da uno dei nipoti di Genghis Khan, il tizio di nome Hulagu Khan. Hulagu era cresciuto fra i cristiani. Sua madre era una principessa turca (una karaita) ed era membro della Chiesa d’Oriente, e aveva forti legami con il Nestorianesimo, una forma di cristianesimo che vedeva Gesù Cristo come carne e anima, uomo e divinità. Questo dualismo che si adattava bene alla gerarchia cattolica, che li considerava eretici, perché i Nestoriani non si prendessero cura di loro. Hulagu aveva diverse mogli, ma ne aveva una preferito: Doquz Khatun, che era anche cristiana. Lo stesso valeva per Kitbuqa, il suo migliore amico e il comandante generale dei suoi eserciti. Quegli eserciti avrebbero distrutto Baghdad e tutte le sue biblioteche, compresa la Casa della Saggezza (o della Sapienza), nel 1258 d.C.

A differenza del famoso incendio della biblioteca di Alessandria, Hulagu non fece incendiare la Casa della Saggezza. I libri furono gettati nel fiume Tigri; come racconta la storia, il Tigri è diventato nero per colpa dell’inchiostro di tutti quei libri. Ci fu un uomo, il persiano Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī (che per comodità chiameremo Tusi), un esperto in vari campi, dall’astronomia alla matematica, dalla fisica alla chimica, dalla biologia alla filosofia e teologia… un tuttologo, insomma! Costui salvò oltre 400 mila manoscritti prima dell’assedio di Baghdad.

Quindi cosa andò veramente distrutto?
Beh, molti manoscritti originali di Pitagora, Platone, Aristotele, Ippocrate, Euclide… o testi di Plotino, Galeno, Sushruta, Charaka, Aryabhata e Brahmagupta. Seppur molte delle traduzioni sopravvissero, la maggior parte degli originali furono persi nel fiume Tigri.
La Casa della Saggezza vide la nascita della fisica, dell’ottica, della cartografia, dell’astronomia e dei testi medici che avrebbero costituito la base della medicina occidentale. Il concetto indiano del numero 0, estraneo al sistema di conteggio europeo, fu trasmesso ad ovest attraverso la Casa della Saggezza. Anche la prima macchina programmabile conosciuta al mondo, un dispositivo musicale, è stata realizzata nella Casa della Saggezza.

E Hulagu Khan? Cosa è accaduto poi all’uomo che ha tentato di spazzare via tutta quella saggezza raccolta nei secoli? Diciamo che è diventato buddista! Prima che Hulagu abbandonasse la sua spirale mortale, si rivolse a una religione che storicamente ha celebrato l’apprendimento e ha evitato la violenza, con costernazione di sua moglie. Ma nonostante le obiezioni della moglie, Hulagu Khan si convertì. Devozione o paura di lasciarci la pelle? Buddista o no, è l’ultimo leader mongolo che ebbe sacrifici umani al suo funerale.

Perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché quando i media falliscono… e nessuna forma di media è a prova di fallimento, tutto ciò che abbiamo è MEMORIA!
E per quanto la memoria non sia infallibile… la memoria resta l’unica vera Casa della Saggezza che l’uomo non potrà mai gettare in un fiume.

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