L’inquietante e maledetto spot giapponese

L’inquietante e maledetto spot giapponese

Alcuni blog si sono occupati della leggenda dello spot giapponese, ma hanno aggiunto e celato alcuni fatti che vi racconteremo in questo articolo

Quello che state per vedere è uno spot della Kleenex, noto marchio che produce vari prodotti a base di carta, come fazzoletti, carta igienica, salviette per le mani e altri prodotti, che andò in onda in Giappone nel 1986. Nelle immagini vediamo una donna vestita con un abito bianco e un bambino truccato da un orco del folklore nipponico; a noi ricorda, però, più un oompa-loompa della Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka. Nello spot sono seduti sulla paglia, una di fronte all’altro e in mezzo ai due personaggi c’è una scatola di fazzoletti di carta. Il “piccolo orco” sembra arrabbiato e lo si capisce dalle braccia incrociate e dalla sua espressione imperscrutabile. La donna si sporge verso la scatola ed estrae un fazzoletto che poi lascia fluttuare nell’aria. Per tutta la durata dello spot pubblicitario i due personaggi non parlano, tranne la voce maschile che annuncia lo slogan e le note della malinconica It’s a Fine Day, una canzone scritta dal poeta e musicista inglese Edward Barton, ma quella che ascoltiamo nello spot è la versione a cappella del 1983 che originariamente fu incisa dalla sua fidanzata Jane Lancaster.

La prima cosa che viene notata è come sia tutto fuori contesto: una nenia lugubre e malinconica su immagini bizzarre e surreali che, fazzoletto volante a parte, sembrano avere poco a che fare con la propaganda dei Kleenex. Se non siete a conoscenza della leggenda che si cela dietro questo particolarissimo spot, continuate a leggere dopo aver visto il video e scoprirete alcuni inquietanti particolari.

La leggenda ricorda anche una versione alternativa e più estesa dello stesso spot, nella quale il “piccolo orco” strappa con rabbia alcuni fazzoletti presi dalla scatola e poi li getta in aria, come per dispetto. Lo spot più esteso non aveva la stessa canzone di sottofondo, ma un brano tedesco che diceva “Muori, muori, tutti sono maledetti e saranno uccisi” per chiunque fosse in grado di capire il tedesco.

Nei giorni successivi iniziarono circolare molte storie su questo bizzarro spot. La prima riguardava la morte di molti membri della troupe che girò il video pubblicitario: il cameraman morto bruciato in una sauna, altri per infarti, malattie incurabili, malattie sconosciute e incidenti. Anche il bambino che interpretava l’orco fu dato per morto, ma con due versioni diverse: in una era morto a causa di insufficienza renale, nell’altra, in un incidente d’auto dove venne decapitato. Dell’attrice nello spot fu detto inizialmente che diede alla luce un bambino deforme dall’aspetto demoniaco, poi che fu ricoverata in un istituto psichiatrico dove tentò anche di suicidarsi. E come ciliegina sulla torta, molti di quelli che hanno visto lo spot sono impazziti e si sono suicidati. Che Kōji Suzuki, autore del romanzo Ring da cui si ispirarono per la saga horror, abbia preso spunto proprio da questa leggenda? E chi può dirlo, può darsi!

Prima di svelare il fondo di verità in fondo alla leggenda, dovete sapere che il video che vi abbiamo mostrato, fece la sua nuova apparizione su YouTube il 23 maggio 2006, quando un utente riprese lo spot con un telefono cellulare e scrisse di averlo visto allo scoccare della mezzanotte e di aver passato una terribile notte con strani e inquietanti fenomeni paranormali. A ruota seguirono molti commenti: gli utenti dicevano di aver avuto malori dopo la visione. Da allora la leggenda si riaccese e così anche le voci che guardandolo a mezzanotte, molti sono impazziti, hanno avuto convulsioni o si sono tolti la vita. Altri hanno raccontato di aver visto il “piccolo orco” di colore blu anziché rosso, oppure che l’abito dell’attrice fosse diverso; inoltre, che la musica cambiasse e diventasse più sinistra e che sullo schermo ci fossero strane distorsioni dell’immagine e apparizioni di volti inquietanti. Potevano mancare i messaggi subliminali? Ebbene, ci sarebbero anche quelli: messaggi che indurrebbe chi lo guarda a fare azioni riprovevoli e aggressive.

L’attrice passò effettivamente un periodo di crisi

Noi di Fuoco Fatuo abbiamo fatto alcune serie ricerche per capire cosa ci fosse di vero o di enfatizzato, in tutta la leggenda dalle tante sfumature.

Innanzitutto l’attrice giapponese nello spot è stata identificata e si chiama Keiko Matsuzaka. Per quanto si pensi che non sia vero che l’attrice abbia avuto problemi psicologici, abbiamo scoperto alcuni fatti di cronaca che l’hanno riguardata. Hideki Matsuzaka, il padre di Keiko e il fidanzato dell’attrice, il chitarrista Haruhiko Takauchi, avevano un conflitto di lunga data. Secondo il padre dell’attrice, il chitarrista che la sposò nel 1996, era solo interessato ai suoi soldi. Keiko, infatti, diventò molto popolare nel 1979 dopo il successo come cantante con il brano Ai no Suichuk e i ruoli in due film di successo in oriente come Kataku no Hito e Kamata Koshinkyoku negli anni Ottanta. Quindi all’epoca dello spot per la Kleenex, l’attrice fu ingaggiata proprio per la sua popolarità.

Keiko Matsuzaka negli anni ’80

Quando Keiko sposò Haruhiko Takauchi, che all’epoca era un chitarrista sconosciuto, i genitori dell’attrice si sentirono offesi e oltraggiati, tanto da rinnegarla pubblicamente. Per Keiko non fu un bel periodo e andò in crisi. Immaginiamo crisi d’ansia, depressione, quindi potrebbe davvero avere avuto bisogno di aiuto psicologico, ma non è mai stata ricoverata in una clinica psichiatrica e non tentò mai di suicidarsi. Nonostante l’attrito familiare, Keiko ha cercato il modo di riconciliarsi con i suoi genitori dopo la nascita delle sue due figlie nel 1992 e nel 1994, che non erano affatto deformi. Suo padre si ammalò di diabete e lei passava molto tempo anche con lui, quando poteva fra le riprese di un film e l’altro. Il padre dell’attrice morì a 56 anni nel 2007, ma Keiko non riuscì a far conciliare i rapporti fra lui e il marito.

La versione estesa dello spot

Per quanto riguarda la versione estesa dello spot, abbiamo scoperto che esisteva una versione più lunga, poi suddivisa in due spot più brevi. Effettivamente gli spot vengono prodotti di varie durate. Quelli più estesi vengono mandati in onda nei primi lanci pubblicitari, per poi passare a spot di breve durata che riassumono la versione estesa. Siamo riusciti a reperire anche l’altra versione dello stesso spot, che era la seconda parte dello spot esteso e, quindi, successiva a quello più famoso.

la versione alternativa (o successiva) dello spot “maledetto”

In questa versione che avete appena visto, i due personaggi non siedono più sulla paglia, ma su una base bianca e il “piccolo orco” non strappa con violenza i fazzoletti, ma imita quello che la donna gli ha mostrato nell’altro spot (o nella prima parte); il broncio al “piccolo orco” svanisce e, felice, ripete lo stesso gesto proposto dalla donna. Quindi lo spot sembra avere più senso adesso: il “piccolo orco” prima è imbronciato, arrabbiato, mentre la donna dal candido vestito, gli ha invece mostrato la magia della leggerezza dei fazzoletti: così leggeri da riuscire a farli volare. Quindi, non è affatto strano il messaggio dello spot, anzi, diremmo che ha senso. Keiko veste di bianco, il colore della purezza e della pulizia, che va quindi a contrastare quello dell’orco che, si sa, il folklore lo vuole rozzo e sporco.

Il piccolo “demone” dello spot

Nel folklore giapponese questi orchi sono chiamati Oni e sono rappresentati come dei demoni, seppure i demoni veri e propri della cultura giapponese siano gli akuma. La differenza dai classici orchi è che questi Oni tendono a diventare evanescenti e a nascondersi scomparendo come i fantasmi. L’origine del nome potrebbe derivare da on’yomi, che significa “nascondersi” o “nascondere”.
Gli Oni sono spesso protagonisti di racconti per bambini giapponesi, come ad esempio Momotarō (conosciuto anche come Peach Boy).

Abbiamo scoperto perché alcune persone avessero affermato di aver visto cambiare colore al “piccolo orco” nello spot da rosso a blu; durante l’era Heian, il Buddhismo giapponese, che aveva già importato una parte della demonologia indiana, incorporò anche gli Oni distinguendoli in aka-oni (oni rosso) e ao-oni (oni blu), facendoli diventare i guardiani dell’inferno e torturatori di anime. Il perché la Kleenex accettò di inserire una creatura simile, non è noto, probabilmente per richiamare gli antagonisti di Momotarō dei racconti per bambini.

Oni rosso e Oni blu dell’artista Kazuyuki Takishita, tratti da Momotarō

Inoltre, se vogliamo essere ancora più pignoli, il “piccolo orco” non ha due corna come l’Oni giapponese, ma uno solo al centro della testa. Questo ci riporta alla memoria una notissima serie a fumetti di Rumiko Takahashi, divenuta poi cartone animato andato in onda negli anni Ottanta: Urusei Yatsura (che significa Quelli del pianeta Uru), meglio conosciuta da noi come Lamù. Uno dei personaggi del manga e, quindi del cartone animato, è Ten, il cuginetto di Lamù. Se osserviamo bene il colore dei capelli e l’unico corno al centro della testa, il “piccolo orco” dello spot, lo ricorda moltissimo! Forse, i creatori della pubblicità di Kleenex, hanno voluto inserire un personaggio simile, ma non troppo, per evitare questioni di copyright.

Lamù e Ten

Le musiche inquietanti dello spot

La canzone che accompagna la versione alternativa della pubblicità è la stessa dell’altro spot. Non sappiamo se inizialmente ci fosse una canzone tedesca o se questa ricordi un brano tedesco che maledica chi guarda il video, ma abbiamo scoperto che esiste un brano del 1982 degli Slime, una band punk tedesca ancora in attività, dal titolo Kauf oder stirb, che letteralmente in tedesco significa “Compra o muori! e nel ritornello viene ripetuto più volte, come potrete ascoltare qui sotto.

Riguardo la malinconica It’s A Fine Day che accompagna lo spot pubblicitario, sembra raccontare la triste storia di una vedova di guerra che alleva suo figlio da sola; gli elementi visivi nel video musicale originale presentano una visione monotona e isolata della “genitorialità” in un paesaggio triste e desolato. Probabilmente, la malinconia del videoclip della canzone, è stata forse inconsapevolmente trasferita allo spot di Kleenex, con l’archetipo di madre e figlio.

La versione originale di It’s A Fine Day cantata da Jane

Cosa ha portato alla nascita della leggenda?

Pensiamo che gli autori delle leggende abbiano fatto un mix di molte cose, enfatizzando e aggiungendo particolari che, come spesso accade nelle leggende urbane, col passaparola diventano sempre più ricche di particolari (infondati) e le cui origini si perdono nel tempo. Siamo convinti, inoltre, che gran parte della leggenda sia nata dopo la sua nuova apparizione su YouTube, diffusa in occidente perché ignari dei riferimenti che i telespettatori giapponesi avrebbero potuto cogliere.

È possibile che elementi simbolici nella pubblicità contribuiscano al disagio dello spettatore. Ad esempio, la donna si sporge per baciare il “piccolo orco” e questo bacio potrebbe essere interpretato come una resa alle forze del male o il diventarne complici, come una sorta di bacio d’intesa.
Probabilmente hanno interpretato quel fazzoletto leggero e bianco, come l’anima che sale dopo la morte, la morte del corpo o la “purezza” della donna che se ne va dopo aver baciato il male.

E voi che cosa ne pensate? Siete stati inquietati alla prima visione dello spot?

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