Mazapégul, il folletto romagnolo

Mazapégul, il folletto romagnolo

Entra in casa col favore delle tenebre in cerca di una bella ragazza da sposare e se l’amore non è ricambiato la perseguiterebbe con morsi e dispetti per le notti a seguire

Se siete dell’Emilia Romagna avrete senz’altro sentito parlare del Mazapégul, noto anche come Mazapeder o Mazapigur,  o ancora come Caicarel o E fuletà.
Ah no? Forse non siete dell’Emilia Romagna? I vostri nonni non ve ne hanno mai parlato? Allora ci pensa Fuoco Fatuo.

Si tratta di un folletto del folklore italiano, in special modo dell’Appennino forlivese, ma molto noto in quasi tutta la Romagna, discendente dell’antica cultura celtica. Il Mazapégul non è che abbia un gran bell’aspetto, ma dopotutto i folletti della mitologia nordica, non solo non erano belli, ma erano anche cattivelli. Per darvi un’idea è un misto fra un piccolo ometto e una scimmietta, ma col pelo grigio topo. Diciamo che per forma somiglia all’incubus… Avete presente l’omonima tela del 1781 dipinta ad olio dal pittore svizzero Johann Heinrich Füssli? No?? Vi rinfresco la memoria.

L’Incubo (The Nightmare), Johann Heinrich Füssli, 1781

Indossa un cappello particolare, come una sorta di campanula di un color rosso mattone. Si diverte ad intrufolarsi nelle case e a fare dispettucci con qualche espediente magico, come ad esempio a farvi sparire oggetti che ammattite nella ricerca senza mai trovarli, oppure se annoiato, vi fa vivere sogni disturbati o piccoli incubi. E se per caso siete degli agricoltori e avete una fattoria, beh… il Mazapégul va matto per spaventare gli animali. Non è bello, ma neppure una gran simpatia!

Ci sono racconti popolari in cui alcuni fattori, dalla disperazione, erano dovuti ricorrere al prete esorcista per disinfestare la stalla da questo folletto dispettoso.

Folletto innamorato

Non sarà bello, non sarà simpatico… ma ha un cuore sensibile! Eh sì, perché si innamora facilmente di giovani fanciulle. Il Mazapégul si intrufola nelle case a notte fonda e balza da mobile a mobile e di stanza in stanza alla ricerca della camera dove dorme la donzella. E passa il tempo a contemplarla. E se lei dovesse svegliarsi? Beh, dovrà essere gentile con lui, così in cambio sarà vigile a difenderla quando dorme, le potrà sistemare la camera senza che lei alzi un dito e forse le canterà anche qualche bella filastrocca della buona notte. E sicuramente, guardandola, le direbbe:

“ad bëll òcc ! ad bëll cavéll !”
che in romagnolo significa: “che occhi belli! che capelli belli!”.

Ma se la bella fanciulla dovesse essere poco garbata con lui, il Mazapégul la perseguiterà a suon di dispetti per le notti a venire, a morderla, graffiarla e a pizzicarla durante il sonno, talvolta spettinandole i capelli e nascondendole le cose più personali.

Veniamo ora al suo abbigliamento caratteristico. Innanzitutto l’attenzione cade sul suo copricapo, che come dicevamo all’inizio sembra una campanula rossa. Questo cappello lo si può trovare spesso vicino ad un pozzo. E sapete perché? Perché il dispetto che più si merita è quello di togliergli il cappello e gettarlo nel pozzo. Solo così il Mazapégul vi lascerà in pace per qualche nottata. Dovrete però sorbirvi i suoi lamenti per lunghe notti in qui lagnerà la frase: “dam indrì e’ mi britin! dam indrì e’ mi britìn!” che in dialetto significa “ridammi il mio berettino!”. Per lui il cappello è importante quanto i capelli per Sansone, senza di esso perde i suoi poteri.

I racconti sul Mazapégul sono molti, fra i quali quelli che narrano come cacciarlo via. I contadini usano il forcone, mentre le donne la scopa. Esiste anche un altro espediente: cospargere i davanzali con chicchi di riso, perché il folletto ha la mania di contare semi e chicchi, uno ad uno. E contando chicco per chicco, si fa mattina e al Mazapégul non piace la luce del sole. Un altro trucchetto, questo molto più utile alle donne, è quello di farsi vedere mentre mangiano o mentre fanno i propri bisogni; il Mazapégul trova queste azioni molto offensive ed essendo assai permaloso, non si farà vedere per un bel pezzo. Perché il folletto vorrebbe vedere la sua damigella bella e profumata, quindi anche pulita e a modo. Ed essendo rozzo nei suoi modi, quando è soprattutto offeso, potrebbe rivolgersi alla screanzata dicendole: “Brota troja, porca, vaca, t’megn et pess et fè la caca!” che per tradurla in maniera elegante sarebbe “Brutta zoticona, ti mangi il pane e fai la cacca!”, ma avete capito benissimo senza la nostra traduzione.

E se ci svegliamo al mattino e non lo abbiamo visto durante la notte… come facciamo a sapere che è stato in casa nostra? Il folklore romagnolo vuole che lasci impronte simili a quelle di un gatto, quindi se cospargete farina davanti all’uscio di casa, capirete se è stato lì.

Origini e citazioni letterarie del Mazapégul

Scherzi a parte, il bello del folklore è che queste storie si tramandano di generazione in generazione, e un tempo erano raccontate dai nonni ai nipoti davanti il focolare acceso. Le impronte simili a un gatto erano sicuramente il modo più facile per far credere nella sua esistenza, perché quelle orme saranno state senz’altro di un gatto. Il brutto invece del folklore e delle tradizioni popolari è che queste storie così secolari, se vogliamo anche millenarie, rischiano di andare perdute. Fuoco Fatuo nasce proprio per raccontarvele ancora una volta. Abbiamo il nostro modo, diretto e senza prenderci troppo sul serio, ma ci piace anche dare informazioni serie.

Del Mazapégul abbiamo traccia anche nella letteratura. Nel 1927 il poeta italiano e pittore futurista Livio Carloni (1865-1964) conosciuto meglio come Luciano De Nardis, scrisse del folletto nella rivista culturale La Pié, mentre più tardi, nel 1975, lo scrittore e storico di Cervia, Umberto Foschi (1916-2000), lo menzionò nella rivista Il Romagnolo.

E se qualcuno si stesse chiedendo se il Mazapégul esista davvero, un’anziana donna romagnola risponderebbe:

“Ma sa dit? E’ Mazapégul un’s pò miga avdé, … Mo chi l’ha mai vest’? … U’m cunteva è mi bà cl’aveva sintù dì che qui chi l’aveva vest l’aveva la forma d’un cunijin”

citazione romagnola

…che in dialetto romagnolo dice:
“Ma cosa dici? Il Mazapégul non si può vedere, … Ma chi l’ha mai visto? …. Mi raccontava il mio babbo che aveva sentito dire che chi l’aveva visto diceva avesse la forma di un coniglietto”.

E voi? Lo avete mai visto il Mazapégul?
Se conoscete leggende di gnomi, fate e folletti legate al folklore della vostra zona, fatecelo sapere nei commenti, oppure scriveteci, saremmo ben lieti di riportarla ai nostri lettori.

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