Chi vuole vivere per sempre? Le mele di Idunn

Chi vuole vivere per sempre? Le mele di Idunn

Le mele magiche della dea Idunn per restare giovani per sempre

Una delle caratteristiche interessanti degli dèi Nordici, così come quelle dei loro lontani parenti, gli dèi Vedici del sud-est asiatico, è che erano ritenuti mortali. Esattamente: potevano morire come gli umani.
Per gli dei Vedici, la cura risiedeva in una bevanda a base vegetale chiamata soma.

Ma andiamo per ordine e un passo indietro. Partiamo da Asgard (in norreno Ásgarðr), dove risiedevano gli Asi, signori assoluti del cielo. Asgard era un mondo separato da quello dei mortali, chiamato Midgard (in norreno Miðgarðr). Nonostante qualcuno lo abbia paragonato ad una grande città, Midgard era solo un insieme di immensi saloni e molto probabilmente la definizione di “città” è dovuta alla sua grandezza.
Dopo un lungo conflitto con altri dei chiamati Vani, questi divennero alleati degli Asi per combattere contro la forza ditsruttiva di Hel nel Ragnarǫk, la dea dei morti, figlia di Loki e di Angrboða, una gigantessa. A differenza di come viene raccontato nei fumetti della Marvel, Loki e Thor non erano fratellastri, ma solo compagni di avventure e di numerose battaglie. Loki era il dio dell’astuzia e dell’inganno, mentre Thor, il dio del tuono e della tempesta.

Gli Asi di Asgard volevano vivere per sempre, restare giovani e forti e la soluzione arrivò presto con la dea Idunn, spirito delle fate che portava con sé mele magiche.

Solitamente le mele non sono mai state di buon auspicio in miti e favole, basti pensare alla Mela d’oro della discordia che Eris, dea della discordia, ha inavvertitamente usato per iniziare la guerra di Troia, o la mela che nelle favole viene donata a Biancaneve dalla strega malvagia, regina rivale al trono. Questa volta, però, saranno più che prelibate: daranno la vita eterna!

Ma chi aveva queste mele magiche? Idunn, una delle divinità femminili più venerate nei paesi del Nord Europa, la dea della giovinezza, colei che aveva il dono di impedire la morte e l’invecchiamento di tutti gli Asi. Parrebbe che in origine fosse sposa al dio della poesia, il dio Bragi, consigliere del padre degli dèi, Odino, e che avessero acquisito il potere della vita eterna, grazie a particolari conoscenze mediche. Solo successivamente, questo potere fu attribuito totalmente alle mele magiche di cui solo Idunn ne era in possesso, perché unica coltivatrice. Il suo compito era, dunque, quello di distribuirle costantemente agli dèi.

Da notare l’assonanza fra il nome della dea, Idunn e il paradiso dell’Eden, il giardino biblico dove Dio collocò Adamo ed Eva e che, guarda caso, si nutrirono del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: una mela! Così come non è realmente specificato che frutto fosse quello dell’albero della conoscenza, anche quello di Idunn non è certo che si trattasse di mele, ma semplicemente frutti tondeggianti simili alle mele, chiamati epli. Probabilmente anche in questo caso l’assonanza fra epli e il termine tedesco äpfel (pronunciato effel) ha giocato un ruolo determinate per scegliere le mele come frutto dell’eterna giovinezza.

Anche nella Bibbia la mela poteva essere un altro frutto come ad esempio il melograno, l’uva, il fico… o addirittura l’amanita muscaria, detto anche ovolo malefico, un fungo piscoattivo, il classico fungo delle fiabe, fra l’altro dipinto nel Giardino dell’Eden in un affresco a Chapelle de Plaincourault, un’abbazia francese del XIII secolo.

Ma torniamo alle mele di Idunn! Cosa potevano bramare i nemici di Asgard se non a rapire colei che era la coltivatrice e fornitrice delle mele magiche? E chi poteva mettersi in un tale spaccio se non Loki, il classico imbroglione che a fatica portava a compimento i suoi piani?

Fu così che Loki fu assoldato da un gigante molto possente (della razza Jötunn) di nome Thiazi, per portargli la dea delle mele. Quando Loki tornò ad Asgard, si avvicinò a Idunn dicendole di aver trovato il melo più sorprendente che avesse mai visto, invogliandola a seguirlo per poterle mostrare la pianta. Idunn non si fidava molto di Loki e, per quanto curiosa fosse, lo contrastò dicendogli che aveva già il suo frutteto a cui badare. Loki quindi incalzò dicendole che doveva vedere quel melo e che se non ci credeva, poteva portare con sé alcune delle sue mele magiche per confrontarle con quelle dell’incredibile melo decantato da Loki.
Idunn si persuase e seguì Loki nella foresta, dove ad attenderla c’era una grande aquila, una delle creature in cui Thiazi era abile trasformarsi. L’aquila agguantò la dea e la portò a Jötunheimr, la terra dei giganti Jötunn.

Con il passare del tempo, gli Asi iniziarono a invecchiare. Il giovane Baldr, secondogenito di Odino, era diventato vecchio e grigio e suo padre quasi scheletrico. Ad Asgard stavano tutti invecchiando avvicinandosi alla morte.

Fu così che gli dèi si riunirono e dato che Loki era l’ultimo ad aver visto Idunn, lo convocarono per interrogarlo. Gli interrogatori degli dèi erano più simili ad estorsioni, della serie: “o mi dici quello che sai o ti strappiamo via un braccio!”.

Loki rivelò alla sua maniera quanto era accaduto, cercando di trovare una giustificazione e di collaborare per risolvere il guaio che aveva provocato. Chiese, quindi, alla dea Freyja (da non confondere con Frigg, moglie di Odino), di assumere la forma di un gigante falco, capacità tipica della stessa dea, in modo da poter iniziare le ricerche. Freya lo accontentò e Loki salì sul suo dorso e volarono alla ricerca di Idunn.

Volarono direttamente a nord, nella città di Jötunheimr, terra dei giganti Jötunn, fino alla casa di Thiazi; lui  non c’era, perché nel frattempo era andato a navigare sull’oceano. Così Loki andò dove era tenuta prigioniera la dea Idunn per trasformarla in una noce, così da poterla nascondere meglio e tornare velocemente ad Asgard prima che il gigante se ne accorgesse. Ma Thiazi se ne accorse mentre stava rincasando e trasformatosi nuovamente in aquila, si mise ad inseguire Loki che salì sul dorso del falco per tornare ad Asgard. Thiazi evocò una potente tempesta per farsi spingere in volo più velocemente dopo essersi trasformato ancora una volta in una grande aquila.

Quando gli Asi videro il falco inseguito dall’aquila, accesero un enorme fuoco dietro le mura di Asgard. Appena il falco attraversò i muri, Loki balzò a terra cercando di evitare le fiamme. Thiazi, invece, ancora nelle sembianze di una grande aquila, oltrepassò le pareti di Asgard finendo dritto fra le fiamme dell’imponente rogo. Le sue piume andarono in fiamme e una volta caduto a terra, gli Asi lo finirono definitivamente.

Loki liberò Idunn dall’incantesimo così da poter tornare dal marito Bragi e l’eterna giovinezza degli dèi di Asgard fu di nuovo salva.

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